Ampliato il concetto di legittima difesa

15/11/2007

Argomenti: Legittima Difesa, Autotutela, Proporzionalità della Legittima Difesa

 

Lo scorso 24 gennaio è stato approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati il disegno di legge n.1899, con la "Modifica all'articolo 52 del codice penale in materia di diritto all'autotutela in un privato domicilio".

Senza voler entrare nel merito di un provvedimento legislativo tanto discusso quanto discutibile, che a poche ore dall'approvazione definitiva in Parlamento, già trovava un drammatico riscontro nella realtà veronese, vorremmo brevemente soffermarci sui concetti di proporzionalità nella legittima difesa, sulla successione delle leggi penali e, infine, sulle ricadute che simili modifiche possono avere anche nell'applicazione delle garanzie di polizza.

La scriminante della legittima difesa è da sempre legata ai concetti di costrizione, necessità, immediatezza e attualità del pericolo: sempre che "la difesa sia proporzionata all'offesa", precisa l'articolo 52 del codice penale. La reazione, cioè, deve essere proporzionata sia alla gravità dell'azione, sia alla consistenza dell'interesse leso. Da qui il costante orientamento giurisprudenziale, teso a non giustificare la lesione in risposta alla realizzata o (a maggior ragione) minacciata lesione di interessi meramente patrimoniali.

La modifica, invece, interviene definendo una "presunzione di proporzionalità", qualora taluno faccia uso di un'arma (legittimamente detenuta) anche al fine di difendere i beni propri o altrui, quando chi commette il reato non desiste e vi sia pericolo di aggressione.

Quali conseguenze si avranno, in un simile scenario? Che anche soggetti già ritenuti rei di eccesso di legittima difesa potranno fruire di questa nuova presunzione di legge, sempre che abbiano agito in presenza dei requisiti previsti (violazione di domicilio, mancata desistenza e pericolo di aggressione).

Questo, per applicazione del criterio generale secondo il quale nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali (art. 2 Codice Penale).

L'assoluzione, una volta accertato che "il fatto non costituisce reato", può portare all'attivazione della clausola cosiddetta "penale doloso", con conseguente copertura delle spese legali sostenute per la difesa durante l'intero procedimento penale.

Pierachille Zinelli


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