Codice della strada. Nessuna cauzione per i ricorsi alle multe

19/11/2007

La Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 204 bis, 3° comma, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) che stabiliva - a carico di chi proponga ricorso contro il verbale di contestazione d'infrazione alle regole del Codice della Strada - l'onere di "versare presso la cancelleria del Giudice di Pace, a pena di inammissibilità del ricorso, una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore".

Questa disposizione era stata impugnata da alcuni Giudici di Pace poiché in violazione degli art. 3 e 24 della Costituzione, in quanto creerebbe una discriminazione nei confronti dei soggetti privi di adeguati mezzi economici, i quali si vedono, se non precludere, quantomeno notevolmente ostacolare l'accesso alla tutela giurisdizionale, con conseguente pregiudizio del loro diritto di agire in giudizio.

Secondo i giudici che hanno sollevato la questione, imporre il versamento di una cospicua cauzione, anche in relazione ai non più brevissimi tempi della magistratura onoraria, crea una disuguaglianza innanzitutto tra cittadino e Pubblica Amministrazione, poi tra cittadini abbienti e non abbienti.

La Corte Costituzionale ha ricordato che i principi dettati dall'art. 24 della Costituzione (secondo i quali tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, e la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento) devono trovare identica attuazione per tutti i cittadini.

Per la Corte, alla luce di tali principi, l'imposizione dell'onere economico di cui sopra, finisce con il pregiudicare l'esercizio di diritti inviolabili, considerato che il mancato versamento comporta un effetto preclusivo dello svolgimento del giudizio, incidendo direttamente sull'ammissibilità. La Corte ha inoltre rilevato che l'imposizione in via generalizzata, da parte della norma censurata, di questo onere a carico del soggetto che intenda adire le vie giudiziali, si risolve in un ostacolo che finisce per scoraggiare l'accesso alla tutela giurisdizionale.

Elisa Drezza


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