Danni alle aziende da mancati pagamenti

22/10/2010

Argomenti: Tutela Legale Impresa, Gestione Crediti

di Mirko Righetti 

Un triennio difficile e da dimenticare quello iniziato nel 2007: la crisi dei mutui sub-prime, il fallimento di società importanti come Lehman Brothers, la conseguente esplosione della crisi finanziaria internazionale, la recentissima crisi greca e le fosche previsioni sulla tenuta dei conti pubblici di molti Stati sono solo alcuni dei problemi che la società si è trovata ad affrontare.

La crisi ha evidenziato la profonda distorsione degli attuali valori sui cui si fonda il sistema economico ma soprattutto la carenza di adeguati strumenti di controllo cui si affianca il sempreverde miraggio dell'arricchimento facile. Il mercato ha visto contrapporsi da un lato gli analisti, le agenzie di rating e gli economisti che ogni giorno "sfornano" giudizi e proiezioni macroeconomiche sulla possibile tenuta dei mercati e sulle possibili evoluzioni della situazione finanziaria, dall'altro gli imprenditori che sono stretti tra l'esigenza di trovare nuova clientela, vendere i loro servizi o prodotti e il timore di non vedere pagate le relative fatture con inevitabili e pesanti conseguenze sui loro bilanci.

Un dato può aiutare a comprendere l'ampiezza del problema: l'incremento del numero di aziende dichiarate fallite e le motivazioni. Nel 2009 le società entrate in procedura fallimentare sono state 11.477, con una crescita del 26,6%, rispetto all'anno precedente quando il numero dei default si è attestato a circa 9000; mentre nel 2007 avevano portato i libri contabili in Tribunale 7755 aziende. Il 2010 sembra confermare, se non peggiorare il trend degli anni precedenti; infatti, da una stima della Camera di commercio di Milano nei primi tre mesi del 2010 le procedure concorsuali a livello nazionale sono cresciute del 46 per cento. Di queste il numero più alto si è registrato in Lombardia, seguita da Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.

Ma sono le motivazioni che più preoccupano il mercato; infatti il 25% dei default è dovuto all'impossibilità dell'azienda di riscuotere i crediti. Cioè le aziende falliscono perché a loro volta non riescono a recuperare i propri crediti. Senza contare gli effetti dei ritardi nei pagamenti. Oggi per ottenere il saldo di una fattura le imprese italiane devono aspettare in media novantasei giorni, otto in più del 2009 e quarantuno in più della media europea, senza contare che se il credito è vantato nei confronti della Pubblica amministrazione i giorni di attesa salgono a 186. A buon titolo il "rischio credito" è una delle principali preoccupazioni di ogni imprenditore. Il mancato pagamento da parte di un cliente espone l'azienda non solo a un mancato guadagno ma anche a una perdita su quella determinata fornitura per tutti i costi di produzione e per quelli che dovrà sostenere e anticipare nel tentativo di recuperare il credito. Un semplice esempio può aiutare a comprendere l'ampiezza del problema: ipotizzando che il margine di profitto sulle forniture effettuate da un'impresa sia del 10 per cento, per recuperare il danno subito dal credito non incassato, l'impresa dovrà effettuare altre nove forniture delle stesse dimensioni di quella per le quali non ha ricevuto il pagamento.

Vitale per le aziende è quindi fare un'attenta selezione della clientela e presidiare i propri crediti aumentando così le probabilità di pagamento e accorciando i relativi tempi di saldo. Strutturare la gestione del credito, sia nella fase di raccolta delle informazioni sui clienti sia nella fase patologica dei crediti insoluti è quindi vitale per "fare impresa".

(Nota: le fonti dei dati riportati sono Il Sole 24 Ore e Italia Oggi)

 

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