Focus: Bolletta che scotta

20/11/2007

Il caso, finito in Cassazione, è uno di quelli piuttosto frequenti: un utente del servizio telefonico si vede addebitare scatti rilevanti per chiamate intercontinentali, che egli sostiene di non aver mai effettuato. Nello specifico, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Telecom così motivando (sentenza n. 1236/2003): spetta innanzitutto all'ente telefonico provare il proprio credito inviando le bollette quantificate sulla lettura dei contatori (art. 2712 c.c.), mentre l'utente in disaccordo deve contestarne i risultati.

Tuttavia, la semplice contestazione non lo esonera dal pagamento, ma costringe l'ente a fornire la prova dell'affidabilità dei valori registrati da contatori funzionanti.
Ricade infine sull'utente la certo non facile "prova liberatoria", con l'indicazione delle circostanze che autorizzino la presunzione di un'utilizzazione esterna della linea telefonica.

Ma non è sufficiente provare che il traffico telefonico sia straordinariamente alto rispetto alla norma, ovvero che si sia svolto verso destinazioni inusuali o durante l'assenza da casa dell'utente. Si deve poter ragionevolmente escludere, precisa la Cassazione, che soggetti diversi dal titolare dell'utenza abbiano abusato del telefono, grazie ad un difetto di vigilanza o alla mancata adozione di possibili cautele da parte dell'intestatario.

F. P.


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