FOCUS - La legge difende i risparmiatori ma c'è scarsa informazione

21/11/2007

Argomenti: Intermediazione finanziaria - Informazione risparmiatori - Servizi di investimento

 

Il Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (D.Lgs. 24 febbraio 1998, n.58) detta, tra l'altro, i criteri generali che devono ispirare l'attività dei soggetti autorizzati all'"esercizio professionale dei servizi di investimento nei confronti del pubblico" (art.21). In particolar modo diligenza, correttezza e trasparenza; informazione adeguata dal e al cliente; riduzione al minimo dei rischi di conflitti d'interesse, e via dicendo.

Il problema è che spesso i piccoli investitori non sanno di essere tutelati, non conoscono la normativa in loro difesa e rimangono così in balia degli usi contrattuali "disinvolti", imposti da certe imprese di investimento e da certe banche.

Due esempi per capire quanto è importante prestare attenzione a ciò che si va a firmare.

  1. In materia di "adeguata informazione" è fatto obbligo agli intermediari, prima di far sottoscrivere un contratto di gestione o di consulenza, di verificare l'esperienza del cliente in materia di investimenti, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi nonché la sua propensione al rischio.
    La società di gestione è poi obbligata ad agire in base alle risultanze: addirittura, a fronte di un ordine ricevuto dal cliente relativo ad un'operazione non adeguata, l'operatore è obbligato ad informare il cliente delle ragioni per cui non è opportuno procedere e non è responsabile solo se compie l'operazione sulla base di un successivo ordine impartito per iscritto (o registrato su supporto magnetico), in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute.
    "Fatta la legge trovato l'inganno": per prassi costante, invece, al cliente è fatta firmare una clausola con la quale lo stesso dichiara (?) di non voler fornire informazioni relative al proprio profilo di rischio.
    In questo modo l'intermediario è libero dall'obbligo di verificare l'adeguatezza dell'operazione finanziaria proposta e risulta esente da qualsiasi responsabilità.
  2. In presenza di conflitto d'interessi (nel "caso Cirio" le banche hanno recuperato parte dei propri crediti proprio "rifilando" le rischiose obbligazioni agli ignari risparmiatori), la banca o la società d'intermediazione deve agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento.


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