Gioielli troppo preziosi in cassetta

21/11/2007

Il conte De Egidis, ultimo discendente di una famiglia di antica nobiltà, da tempo decaduta, non si rassegna all'idea di dover vendere i preziosi gioielli ereditati. D'altronde sa bene che il suo modesto appartamento non è il luogo più sicuro per conservarli. Decide, dunque, di rivolgersi ad una banca che mette a disposizione cassette di sicurezza a prezzi ragionevoli: ai clienti vengono però imposti angusti limiti di valore per il materiale depositato.
Il nostro conte, ragionevolmente confidando nei sistemi di sicurezza apprestati dalla banca, si azzarda a lasciare nella cassetta preziosi per un valore assai superiore a quanto previsto a termini di contratto. Neanche a dirlo, di lì a poco la banca viene rapinata.

Il conte, dibattuto tra la rabbia per un servizio evidentemente al di sotto delle legittime aspettative, e la consapevolezza di aver introdotto in quella cassetta più di quanto convenuto, si rivolge ad un amico avvocato, che da tempo gli cura le dissestate vicende familiari. Questi lo rassicura sul fatto che la banca è responsabile nei confronti dell'utente sino a quando non riesca a provare il cosiddetto "caso fortuito", cioè che il furto è stato inevitabile nonostante fossero state adottate tutte le precauzioni e i dispositivi messi a disposizione dalle conoscenze scientifiche e tecniche del tempo. Lo rassicura, inoltre, sul fatto che la banca è tenuta ad apprestare simili garanzie (ed a rispondere delle eventuali mancanze) a prescindere dal valore degli oggetti depositati, in virtù della segretezza che copre le operazioni di deposito.

Le eventuali limitazioni previste dal contratto sono da considerarsi nulle, in quanto si traducono in un'esclusione o limitazione convenzionale della responsabilità del debitore per i casi di dolo o colpa grave, e comunque sono inefficaci nei confronti del contraente "consumatore" in quanto qualificabili come "vessatorie" e comportanti uno squilibrio a carico del cliente. Nulla sarà invece dovuto, per giurisprudenza consolidata, per il cosiddetto valore d'affezione.

L'avvocato anticipa che la banca cercherà senz'altro di provare il "caso fortuito", e comunque la non imputabilità di colpa grave nell'aver apprestato un sistema di sicurezza non all'altezza. La causa potrebbe dunque risultare lunga e complessa, anche se di esito verosimilmente favorevole, considerando la banalità delle circostanze nelle quali è avvenuto il furto. Fortunatamente il conte De Egidis è titolare di una Polizza di TG che, una volta attivata, gli consentirà di citare in giudizio la banca senza dover temere i costi elevati di una simile iniziativa giudiziaria.

Pierachille Zinelli


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