Il danno esistenziale. Tre diversi casi

22/12/2008

Argomenti: Danno esistenziale, Casi di danno esistenziale, Risarcibilità del danno esistenziale 

Per la perdita del proprio animale
"Gli animali non solo provano affetto ma desiderano essere amati". Questa frase di Darwin potrebbe esemplificare il legame forte che a volte lega l'uomo a un animale, al punto da ritenere la sua perdita del tutto analoga, sotto il profilo umano, a quella di una persona.

La perdita di un animale da compagnia può dunque generare, oltre al danno patrimoniale, un forte turbativa nella persona che la subisce, anche se di casi di questo tipo la giurisprudenza si è occupata poco. La pronuncia più nota è quella del Tribunale di Roma del 17 aprile 2005 che ha riconosciuto il danno esistenziale connesso all'uccisione di un cagnolino e ha chiarito che se il "patema d'animo" sofferto dal proprietario è insito nella perdita stessa, il danno esistenziale conseguente al venir meno del legame affettivo deve essere specificatamente provato.

Una sentenza della Cassazione (n.14846, 27 giugno 2007) ha confermato questo indirizzo e ha negato il risarcimento del danno esistenziale al proprietario per la perdita di un cavallo a cui era "particolarmente affezionato", in quanto non era provato il relativo danno.

Da spot pubblicitario illegittimo
E' meritevole di tutela la posizione di un telespettatore, che durante una trasmissione televisiva aveva subito uno stress emotivo e nervoso vedendo la diretta sportiva con la squadra del cuore più volte interrotta da messaggi pubblicitari, peraltro in contrasto con la normativa vigente in materia. Con una recente sentenza delle Sezioni unite della Cassazione civile, il giudice di merito ha ritenuto fondata la richiesta dell'utente televisivo e, al di là della quantificazione economica del presunto danno, è interessante notare come la giurisprudenza sempre di più si stia occupando di queste tematiche dando rilevanza giuridica anche a tipologie di danni, che sino a pochi anni fa erano ritenute irrilevanti.

Da mancata fornitura di un servizio
Le lentezze della burocrazia possono arrecare un danno esistenziale in chi le subisce?
Secondo la Corte d'appello di Genova sì. Il giudice ha ritenuto che la ricerca estenuante di un interlocutore di una primaria compagnia telefonica da parte di un cliente giustifica il risarcimento di un danno non patrimoniale (Sentenza n.281del 07.03.08).

Il fatto di per sé è alquanto comune: un professionista a seguito della morte del padre, titolare dell'attività, aveva chiesto alla compagnia telefonica di subentrare nell'utenza del defunto. Dopo ripetute richieste scritte e orali rimaste inevase, a distanza di molti mesi il professionista viene contattato da un funzionario che lo rassicura in ordine alla voltura, che tuttavia sarebbe stata fatta solamente previo pagamento di alcune fatture rimaste insolute. Il professionista paga ma gli dicono che deve aspettare ancora 48 ore; trascorso questo lasso di tempo ancora non risulta effettuato il cambio di intestazione del contratto di utenza e a quel punto decide di fare causa alla compagnia. Benché la sentenza non sia definitiva, è interessante notare come il giudice abbia ritenuto che le estenuanti ricerche di un interlocutore, il turbamento della serenità e della continuità professionale provocate dalla mancanza di risposte chiare ed affidabili del soggetto da cui dipende la fornitura di un servizio essenziale, possono determinare un danno esistenziale in chi le subisce.

L'ultima sentenza della Cassazione civile
Il danno esistenziale consiste nella lesione del diritto al libero dispiegarsi delle attività umane, alla libera esplicazione della personalità.
La storica sentenza n. 233/2003 della Corte Costituzionale lo definisce lesione di diritti o interessi, costituzionalmente protetti, inerenti alla persona umana (e diversi dalla salute), che colpisce le attività non relative al reddito del soggetto leso. Secondo il "nuovo" art 2059 c.c., questo danno viene riconosciuto accanto al danno biologico e al danno morale subbiettivo, in un sistema risarcitorio ormai definitivamente riconosciuto come bipolare (danno patrimoniale/danno non patrimoniale).

Negli anni '90 si trattava di una categoria del tutto nuova e diversa dal danno biologico che naturalmente generò un intenso dibattito nella dottrina. Secondo alcuni autori (Ponzanelli, Busnelli) la risarcibilità del danno esistenziale segue i criteri dell'art. 2059 del Codice civile e sarebbe riconosciuta "solo nei casi previsti dalla legge" e nelle sole ipotesi di effettiva rilevanza ed importanza. Secondo altri (Cendon) si tratterebbe di un'esplicazione del danno biologico e pertanto risarcibile come tale ex art.2043 del Codice civile.

Le Sezioni unite della Cassazione civile con la sentenza 11 novembre 2008, n. 26972 hanno messo la parola fine al grande dibattito giurisprudenziale stabilendo che l'unica voce riconoscibile è quella del danno biologico, che deve poi essere quantificato secondo un'adeguata personalizzazione sulla base delle prove fornite dal danneggiato. Tutte le altre diverse voci quali il danno morale o il danno esistenziale sono una duplicazione del primo.

Giovanni Bernardi


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