L'Approfondimento giuridico: Appalti pubblici

20/11/2007

Argomenti: Appalti pubblici, Regole di gara, Pubblica Amministrazione 

 

La Corte di Cassazione (9366/2003) ha stabilito la risarcibilità dei danni conseguenti alla violazione, da parte della Pubblica Amministrazione, delle regole di gara nei pubblici appalti.

La vicenda, che ha portato alla sentenza, riguardava l'aggiudicazione di lavori da parte di un concorrente dapprima escluso, poi riammesso e quindi ritenuto idoneo all'esecuzione delle opere, nonostante il giudice amministrativo avesse annullato il procedimento. La Suprema Corte ha giudicato il comportamento della PA censurabile, riconoscendo all'impresa ingiustamente esclusa il diritto al risarcimento del danno patito. La Corte ha invocato la teoria della "responsabilità da contatto", secondo cui l'inizio di una procedura di appalto fra PA ed imprese genera un rapporto caratterizzato da particolari obblighi di comportamento da parte della Pubblica Amministrazione.

In particolare, l'avvio del procedimento amministrativo produce in capo all'amministrazione pubblica un generale obbligo di correttezza e buona fede (art. 1337 cc) nei confronti del cittadino (leggi anche impresa). Da qui deriva che il mancato rispetto delle norme procedurali, traducendosi nella mancata stipula del contratto di appalto e nella perdita di lucro, può comportare il diritto al risarcimento del danno per l'impresa ingiustamente esclusa (cosiddetta responsabilità precontrattuale o culpa in contrahendo). La quantificazione del danno riguarderà la risarcibilità dell'interesse negativo consistente nelle spese sostenute per partecipare alla gara d'appalto (danno emergente) e nella perdita dell'occasione di partecipare ad altre gare di appalto analoghe (lucro cessante).

Fabio Luciani


Leggi tutte le news