L'approfondimento giuridico: La normativa antifumo

16/11/2007

Argomenti: Normativa Antifumo, Divieto di Fumo, Regole Locali Pubblici

 

Il 10 gennaio del 2005 è entrata in vigore la nuova normativa (disciplinata dall'art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3) a tutela della salute dei fumatori, che ha esteso e generalizzato il divieto di fumo in tutti i locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti a utenti o al pubblico, e a quelli riservati ai fumatori (come tali contrassegnati).

Perché il divieto venga rispettato, è stato previsto un sistema di controllo "diffuso" (con Circolare del Ministro della Salute del 17 dicembre '04), in base al quale i gestori dei locali pubblici devono:

  • vigilare sul rispetto del divieto;
  • richiamare "formalmente" i trasgressori all'osservanza del divieto;
  • segnalare in caso di inottemperanza al richiamo il comportamento del trasgressore "ai pubblici ufficiali e agenti ai quali competono la contestazione della violazione del divieto e la conseguente redazione del verbale di contravvenzione".

Se il gestore si mostra "accondiscendente", la sanzione prevista varia da 220 a 2.200 euro (secondo gli aumenti contenuti nella legge finanziaria 2005). Inevitabili i malumori e le proteste dei gestori, anche perché l'obbligo di controllo e la relativa sanzione fanno pensare ad una surrettizia attribuzione, ad un soggetto privato, di un incarico di pubblica funzione o di pubblico servizio.

Ecco allora che a far chiarezza arriva una recente sentenza del TAR del Lazio (1 agosto '05, n. 6068) la quale ha dichiarato illegittima proprio la previsione di questo anomalo dovere di vigilanza a fini pubblici, che grava anche su soggetti privati.

Fatta salva la tutela imposta a difesa del diritto alla salute, il Giudice amministrativo si è limitato a constatare come gli obblighi di vigilanza previsti dalla Circolare ministeriale altro non siano che "specifiche prestazioni personali", che non possono essere imposte "se non in base alla legge" (articolo 23 della Costituzione).

Sempre secondo il TAR, gli obblighi di vigilanza limitano, inoltre, la libertà dell'iniziativa economica privata, anch'essa tutelata dall'art. 41 della Costituzione.

Considerato che, sia la Circolare ministeriale, sia il preventivo accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, hanno così legittimato gli obblighi di vigilanza: "coloro cui spetta [...] assicurare l'ordine all'interno dei locali indicati [...], nonché i conduttori dei locali [...] curano l'osservanza del divieto, esponendo, in posizione visibile, cartelli riproducenti la norma con l'indicazione della sanzione comminata ai trasgressori"; il TAR del Lazio ha correttamente rilevato che "la norma indicata costituisce fondamento legislativo solamente dell'obbligo di esporre cartelli", e non anche degli ulteriori "obblighi positivi" illegittimamente previsti.

Pierachille Zinelli


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