La consulenza tecnica preventiva

25/06/2007

Nell'ultima, importante riforma del processo civile (d.l. 35/05, convertito con l.80/05) è stata introdotta una nuova procedura, inserita nella sezione del Codice di procedura civile dedicata ai procedimenti di istruzione preventiva. Si tratta della "Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite" (art. 696 bis): con presentazione di apposito ricorso, si chiede al giudice di accertare l'effettiva "debenza" di un credito (derivante da contratto o da fatto illecito) e di nominare un consulente tecnico perché ne determini l'entità.

Questa procedura, particolarmente snella sia dal punto di vista istruttorio che decisionale, consente al creditore di disporre in tempi brevi di una pronuncia sull'an e sul quantum del credito vantato, a prescindere dal farraginoso iter legato alla procedura ordinaria. Soprattutto, ed è questa la novità forse più interessante, dà concretezza all'osservazione secondo la quale "l'esperienza mostra che spesso il contrasto tra le parti riguarda la quaestio facti, cosicché, una volta effettuata l'istruttoria [...] la controversia viene conciliata" (presentazione dei lavori della commissione per la riforma del processo civile, punto n.52). In quest'ottica, l'art. 696 bis (1°comma) prevede che il consulente, prima di depositare la propria relazione, "tenta, ove possibile, la conciliazione delle parti", conciliazione cui il giudice può dare efficacia di titolo esecutivo, esente dall'imposta di registro.

In sintesi, tramite il previo accertamento sommario del giudice e l'intervento tecnico-valutativo del consulente, le parti hanno la possibilità di disporre di un quadro completo della vicenda giuridica all'origine della controversia e, salvo pur prevedibili eccezioni, non hanno motivo per non giungere ad un accordo. Il procedimento è speciale, sommario, a contenuto cautelare, proprio come l'accertamento tecnico preventivo. Mentre quest'ultimo, però, ha lo scopo di "congelare" lo stato dei luoghi o dei fatti per precostituire una prova da utilizzare in un successivo procedimento, la consulenza tecnica è in grado di prevenire la decisione del procedimento ordinario, che le parti, e perché no le istituzioni, hanno interesse ad evitare.

L'articolo 696-bis del codice di procedura civile

L'espletamento di una consulenza tecnica, in via preventiva, può essere richiesto anche al di fuori delle condizioni di cui al primo comma dell' articolo 696, ai fini dell'accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito. Il giudice procede a norma del terzo comma del medesimo articolo 696. Il consulente, prima di provvedere al deposito della relazione, tenta, ove possibile, la conciliazione delle parti.

Se le parti si sono conciliate, si forma processo verbale della conciliazione. Il giudice attribuisce con decreto efficacia di titolo esecutivo al processo verbale, ai fini dell'espropriazione e dell'esecuzione in forma specifica e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale. Il processo verbale è esente dall'imposta di registro. Se la conciliazione non riesce, ciascuna parte può chiedere che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito. Si applicano gli articoli da 191 a 197, in quanto compatibili.

Pierachille Zinelli


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