La Legge 41 - Omicidio stradale e lesioni personali stradali

04/07/2016 - di Giorgio Piazza

Dopo un lungo e complicato iter il Parlamento ha finalmente approvato la legge sull’omicidio stradale, fortemente sollecitata, ormai da anni, da associazioni di vittime della strada, organi di polizia stradale e comunicittadini nell’intento di predisporre un adeguato complesso normativo di contrasto al fenomeno della “pirateria” della strada. In tanti si aspettavano l’introduzione di quella particolarissima figura di reato che i media erano soliti chiamare “omicidio stradale doloso”, in una enucleazione, tanto cervellotica quanto, evidentemente, non attuabile, del “dolo” quale previsione di un evento lesivo o mortale come conseguenza del fatto stesso di essersi messi alla guida in stato di ebbrezza.

Il risultato del lavoro parlamentare è invece un “semplice” inasprimento delle pene, che già esistevano, in un coacervo di casi ora dettagliatamente e settorialmente descritti dalle nuove norme introdotte, che comunque non escono mai dalla colpa; i “nuovi” reati introdotti restano infatti delitti colposi. Oltre all’inasprimento delle pene (durata della reclusione) cinque sono le novità di forte impatto rispetto al passato.

1) L’arresto obbligatorio in flagranza di reato nei casi di omicidio derivante da guida in stato di ebbrezza grave (superiore a 1,5g/l), o media (da 0,8 a 1,5g/l) se il responsabile è un conducente professionale (taxi, autobus,pullman, autoarticolati etc), nonché se derivante da guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

2) L’obbligatorietà dell’arresto (prima facoltativo) porta con sé che è ora possibile sottoporre l’interessato ad accertamenti coattivi, in caso di rifiuto, per stabilire il grado di alcolemia o l’assunzione di sostanze stupefacenti; il giudice, chiamato dall’autorità intervenuta sul luogo dell’incidente, potrà ordinare il prelievo ematico coattivo anche solo telefonicamente, avallandolo per iscritto entro il giorno successivo;

3) Procedibilità d’ufficio per i reati di lesioni personali stradali gravi e gravissime (prima procedibili solo a querela di parte);

4) Attenuante (diminuzione della pena fino alla metà) qualora l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole (concorso della vittima o di terzi, intesi per tali anche gli enti preposti alla manutenzione delle strade, come i Comuni);

5) Revoca della patente e divieto di conseguirne una nuova per un periodo che varia dai 5 ai 30 anni a seconda dei casi (declinazione di quello che, originariamente, era stato annunciato come “ergastolo” della patente).

Ed è sui punti 4 e 5 che noi vorremmo soffermarci, perché tra le ipotesi per le quali la pena della reclusione e il periodo di divieto di conseguire una nuova patente sono fortemente aumentati ci sono anche casi che con la guida in stato di ebbrezza, o sotto l’effetto di stupefacenti, non c’entrano assolutamente niente. Come possiamo vedere dallo schema allegato, in tutti i casi di incidente provocato da eccesso di velocità in centro urbano (velocità doppia rispetto a quella consentita) o extraurbano (almeno 50km/h oltre il limite), o da passaggio col rosso, guida contromano, inversione di marcia pericolosa o sorpasso azzardato (su attraversamento pedonale o con lineacontinua) la reclusione va da 5 a 10 anni se c’è omicidio e da 3 a 7 anni se ci sono lesioni gravi o gravissime; il periodo di divieto di conseguire una nuova patente sarà di 10 anni in caso di omicidio e di 5 anni in caso di lesioni. Se ne deduce in modo evidente che chiunque potrebbe trovarsi a vivere un’esperienza devastante dal punto di vista della libertà personale e della propria esistenza in genere, magari per una disattenzione fatale, o perché la segnaletica stradale non era efficacemente manutenuta o disposta come avrebbe dovuto, inducendo in errore o non avvisando correttamente qualsiasi utente della strada, anche il più esperto e prudente. È qui che,senza ovviamente nulla voler togliere alla legittima portata di una normativa necessariamente severa in punto di circolazione stradale, le polizze ARAG dimostrano ancora una volta di poter essere uno strumento fondamentale, e alla portata di tutti, per aiutare in modo effettivo a raggiungere la giustizia “vera”; una perizia, anche cinematica, che possa dimostrare la corresponsabilità di terzi, o un’adeguata difesa che possa dimostrare l’errore di valutazione dell’autorità intervenuta o riportarne l’effetto nell’alveo corretto, sono strumenti preziosi per raggiungere quell’equità alla quale tutti, giustamente, aneliamo.

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