La realtà virtuale non è poi così virtuale

18/07/2013

di Francesco Ghizzi

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di social network, motori di ricerca, blog, chat, forum, chi non ha mai mandato una e-mail. Alzi la mano chi non ha mai letto le ultime notizie on-line o chi non ha mai notato su quotidiani o spazi promozionali quelle anomale scacchiere bianche e nere, tecnicamente chiamate QR Code. Alzi la mano chi non ha mai fatto un download di un documento, visto i goal della propria squadra del cuore con una piattaforma di condivisione di contenuti multimediali. Alzi la mano, infine, chi non ha mai emesso una polizza attraverso un sistema di emissione web. Internet, se ne e scritto, se ne e parlato, se ne parla e se ne parlerà sempre: la più importante rivoluzione industriale dopo la rivoluzione industriale.

Nata nei primi anni 90, la rete è ad oggi evoluta esponenzialmente verso un mondo virtuale di interazioni dinamiche tra più soggetti e stà diventando la nuova vera dimensione di sviluppo economico. Basti pensare che nel solo 2012, il mondo dell'e-commerce italiano è cresciuto del 19% rispetto al 2011, per un totale di volume dÂ’affari proveniente dalle vendite da siti internet pari a 9,5 miliardi di euro, di cui il 63% nel settore dei servizi; oppure che l'80% degli iscritti ai social network è attivo su almeno due social diversi, il 60% addirittura su 3, e che gli stessi iscritti in Italia passano su queste piattaforme in media oltre le 6 ore al mese.

Indipendentemente dal fatto che queste evoluzioni possano essere inquadrate come un semplice nuovo fenomeno sociologico o come una nuova realta, sembra proprio che il web stia diventando in definitiva il contraltare della crisi economica. Tutti i distributori che integrano alla vendita tradizionale la vendita on-line, coniugata nella funzione di mera vetrina o servizi di supporto per agevolare l'attivita commerciale o di vendita on-line vera e propria, stanno raccogliendo quote di mercato (se non addirittura erodendo le quote di mercato esistenti, a fronte di una diminuzione del volume di affari totale). Un mercato che aumenta per il numero di transazioni di varia natura - in prevalenza economiche, informative e sociali - e che come tale deve essere presidiato sempre con maggiore attenzione: se da un lato la filosofia del mondo on-line prevede il paradigma del concetto di condivisione delle risorse, dall'altro il proliferare degli strumenti e delle modalita di interazione aprono scenari per i quali è sempre più necessario prevedere dei meccanismi di tutela.

In parallelo all'evoluzione della rete, infatti, anche la dimensione dei "danni da web" sta via via diventando un fenomeno non trascurabile: indipendentemente dall'ampiezza delle maglie normative o dall'esaustività dei controlli per le transazioni on-line, di qualsiasi natura esse siano e di cui molto si sta discutendo in questo periodo, il rischio di incappare in un danno nella realtà virtuale non è poi così recondito. Proviamo solo a pensare agli effetti che può portare la sottrazione di un database clienti, oppure al danno che consegue al furto di identità o ancora all'utilizzo fraudolento o indebito di mezzi di pagamento elettronico; oppure ancora all'effetto che puo arrecare una informazione distorta condivisa in un post o la pubblicazione di informazioni personali.

La domanda che sorge spontanea é se siamo pronti ad affrontare anche questo tipo di sfida.

 


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