La sicurezza stradale rimane un problema

24/09/2008

Argomenti: Sicurezza stradale, Mortalità stradale, Tasso di incidentalità, Incidenti stradali 

Gli incidenti non calano anche dopo le misure adottate

Nel 2006 sulle strade e autostrade italiane si sono registrati 238.124 incidenti, ossia un incidente ogni 3,5 chilometri, con 5.669 morti e 332.955 feriti: la media, ogni giorno, era di 652 sinistri, con 16 morti e 912 feriti. Sono questi i tragici numeri del Report annuale dell'Istat e dell'Aci, e anche se rispetto al 2005 si riscontra una leggera diminuzione degli incidenti (-0,8%), dei morti (-2,6%) e dei feriti (-0,6%), i dati restano preoccupanti.

Con una media di 95 vittime della strada per ogni milione di abitanti, l'Italia registra un tasso doppio rispetto ad altri Paesi europei come il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Svezia, che si fermano a 50 decessi l'anno per milione di abitanti. Nel Libro Bianco del 2001, l'Unione europea aveva fissato l'ambizioso obiettivo di dimezzare questi numeri entro il 2010. Il nostro Paese è riuscito finora a diminuire il numero delle vittime del 20%, quindi molto difficilmente riuscirà a centrare lo scopo. Nel periodo 2000-2006, infatti, gli incidenti sono diminuiti appena del 7,2% (da 256.546 a 238.124); i feriti del 7,5% (da 360.013 a 332.955) e i morti del 19,7% (da 7.061 a 5.669).

Analizzando l'andamento a livello regionale, Lombardia e Lazio registrano un tasso di incidentalità che va ben oltre il doppio della media nazionale. Sempre queste due regioni hanno la più alta mortalità stradale, con valori 1,5 volte maggiori della media nazionale. Roma in particolare, con 231 morti nel 2006, si colloca su valori superiori alla somma dei decessi di Milano (100), Torino (49) e Napoli (87), città che tutte insieme hanno una popolazione di circa 3 milioni di abitanti.

Insomma, i risultati del dopo patente a punti sono tornati a essere veramente deludenti di fronte a un problema che andrebbe affrontato con maggior impegno e investimenti. E non è solo una questione di inosservanza del Codice della Strada, ma anche di scarso livello di sicurezza (segnaletica insufficiente, barriere di protezione inadatte, ridotta visibilità e illuminazione, solo per fare alcuni esempi) su gran parte del nostro territorio. L'associazione Altroconsumo (www.altroconsumo.it) ha condotto un'inchiesta percorrendo 2.700 chilometri di strade e autostrade per verificarne il grado di rischio. Tra le priorità segnalate: problemi di continuità del tracciato, presenza di barriere e ostacoli, geometria rischiosa di svincoli, non correttezza della segnaletica, problemi di visibilità e illuminazione, interventi di manutenzione e presenza di cantieri, comportamento degli automobilisti, problemi di sicurezza per motociclisti, ciclisti e pedoni, volumi di traffico, non sicurezza delle gallerie.

Quanto ai dati relativi al 2007, (non ancora pubblicati) dopo che più tratti autostradali sono stati sottoposti a controllo col Tutor e considerati i maggiori controlli antialcol effettuati, assieme alle misure della legge 160, si prevede che il quadro d'insieme sia meno allarmante. Inoltre, il primo Consiglio dei ministri del nuovo Governo ha inserito nel cosiddetto "pacchetto sicurezza" alcune modifiche al Cds che allineano l'Italia alla severa normativa di altri Paesi europei. Infatti, il legislatore ha aumentato le sanzioni previste per la guida in stato di ebbrezza, con la confisca del veicolo in seguito a sentenza di condanna qualora il valore alcolemico sia risultato di fascia alta (oltre 1,5 g/l). Anche in caso di rifiuto dell'accertamento da parte del guidatore, scatta la pena massima prevista dall'Art. 186 Cds: decisione molto importante perché la guida in stato di ebbrezza deve essere intesa soprattutto come reato di pericolo e non solo di danno.

Il Governo ha rivisto in chiave restrittiva le sanzioni penali per l'omissione di soccorso, contemplando pene più pesanti anche per l'omicidio e le lesioni colpose se conseguenza della guida in stato di ebbrezza. Con l'aumento della pena minima che passa da 3 a 6 mesi (la pena massima è di 3 anni) la sospensione condizionale della pena sarà più difficile.

Perché questo "giro di vite" produca i suoi effetti occorre in ogni caso una maggiore presenza sulle strade di forze di polizia, capaci di utilizzare etilometri e stick antidroga, autovelox, tutor, telelaser. Servono insomma agenti qualificati e in numero adeguato, altrimenti continueremo a contare sulle strade numeri di vittime da vera guerra.

Giovanni Nenz


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