Ordinamento giudiziario

19/11/2007

La riforma dell'ordinamento giudiziario, in cantiere dal 2002 e finalmente approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati il primo dicembre dello scorso anno, ha subito una nuova, pesante bocciatura in sede di verifica di costituzionalità ad opera del Presidente della Repubblica (messaggio ai Presidenti delle Camere del 16.12.04).

I contenuti del testo di legge che hanno sollevato maggiori dibattiti (e polemiche) sono i seguenti:

  • la cosiddetta "separazione delle carriere" - l'aspirante magistrato, all'atto dell'iscrizione al concorso, deve indicare la propria preferenza per la funzione giudicante o requirente;
  • il passaggio dall'una all'altra è consentito solo entro i primi 5 anni dall'ingresso in magistratura;
  • il sistema dei concorsi e delle valutazioni (da cui dipendono la progressione economica e di carriera del magistrato) - in buona parte sottratto alla tradizionale (e costituzionalmente imposta) competenza del Consiglio superiore della magistratura (CSM), viene vincolato alle graduatorie stilate dalla costituenda Scuola superiore della magistratura;
  • i poteri del Ministro della Giustizia e degli "Uffici per il monitoraggio dell'esito dei procedimenti" - al primo viene attribuito un inedito "potere di indirizzo sulle linee di politica giudiziaria" mentre ai secondi il compito di verificare "la sussistenza di rilevanti livelli di infondatezza" delle azioni penali intentate.

Il rinvio alle Camere, derivato dalle riserve sul nuovo assetto dei rapporti tra i poteri esecutivo e giudiziario, più per significato simbolico che giuridico, evidenzia la necessità di un profondo ripensamento dei contenuti della legge, pur così a lungo meditati e rielaborati.

Pierachille Zinelli


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