Quando la Cassazione si contraddice

24/09/2008

Due sentenze differenti

L'articolo 65 dell'ordinamento giudiziario (regio decreto 30 gennaio 1941, n° 12) così definisce il compito della Corte di Cassazione: "La corte suprema di Cassazione assicura l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge, l'unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni; regola i conflitti di competenza e di attribuzioni ed adempie agli altri compiti ad essa conferiti dalla legge". La funzione primaria della Corte di Cassazione dovrebbe quindi essere quella di assicurare l'uniforme interpretazione della legge, eppure è accaduto che si sia pronunciata due volte su uno stesso caso, arrivando ad esprimere verdetti diversi, tra loro discordanti, a distanza di circa due anni l'uno dall'altro.

La questione da decidere era di natura tributaria e traeva origine da un ricorso presentato nel luglio del 1994 da un contribuente contro una sanzione pecuniaria, che gli era stata comminata dall'ufficio Iva per mancato versamento dell'imposta. La commissione tributaria provinciale, chiamata a decidere il ricorso del contribuente, aveva solo parzialmente accolto la domanda, pertanto era stato successivamente proposto appello dinanzi la commissione tributaria regionale, che l'aveva rigettato.

Il contribuente aveva a questo punto deciso di presentare ricorso in Cassazione, dove però sono state depositate due copie dello stesso ricorso, alle quali è stato assegnato un duplice numero di protocollo: da qui il doppio iter processuale, con i ricorsi che hanno preso strade diverse ed hanno portato a due decisioni differenti. Con la prima sentenza, del 10 ottobre 2003, la Corte ha rigettato il ricorso, mentre con una successiva pronuncia, del 7 ottobre 2005, lo ha accolto, cassando la sentenza impugnata e rinviando ad altra sezione della commissione tributaria regionale.

Con ricorso del 27 gennaio 2006 l'Agenzia delle entrate, cercando di "salvare" il verdetto del 2003, ha chiesto la revocazione della sentenza più recente, poiché in contrasto con la precedente pronuncia emessa dalla medesima Corte. La questione è stata decisa a Sezioni unite e la sentenza del 30 aprile 2008 ha stabilito che il dissidio tra le due pronunce non può dar luogo a revocazione, non essendo proponibile l'impugnazione per le sentenze di legittimità (ovvero che non contengono anche la decisione di merito, come nel caso specifico). Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e la questione rimandata alla decisione della Commissione tributaria regionale, secondo la sentenza del 2005.

Elisa Drezza


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