Risarcimenti per danni non patrimoniali

27/04/2009

L'intervento della Cassazione

 

di Olivia Flaim

Le sentenze sono piccole biografie, storie di vita vissuta e i giudici devono saper adattare le parole delle leggi alla vita di chi chiede giustizia. È sempre un arduo compito, quello di riscrivere il diritto adattandolo ad ogni singolo caso, rispettandone comunque sempre la sostanza e la finalità. Per esempio, nel novembre scorso, la Cassazione a sezioni unite ha scritto una sentenza (n.26972/2008) destinata a cambiare il panorama del diritto sostanziale, rispetto alla voce del risarcimento del danno alla persona. Secondo la pronuncia della Suprema Corte, infatti, il danno non patrimoniale, al di là dei casi espressamente previsti dalle diverse leggi, darà diritto ad ottenere il risarcimento "solo se sia accertata la lesione di un diritto inviolabile della persona: deve sussistere una ingiustizia costituzionalmente qualificata". La Corte vuole che il danno non patrimoniale sia una categoria generale, così da prevedere il risarcimento al di là delle "sottocategorie variamente etichettate", come il danno esistenziale e morale (vedi box sottostante).

La Cassazione ha anche voluto porre un freno alle richieste di risarcimento che appaiono "futili" in relazione ad una necessaria "gravità dell'offesa" che dovrà essere accertata dal giudice secondo il parametro costituito dalla "coscienza sociale in un determinato momento storico". I requisiti della "gravità della lesione" e della "serietà del danno", hanno invece il compito di bilanciare il principio di solidarietà verso la vittima, con quello della tolleranza, nel senso che i "pregiudizi connotati da futilità devono essere accettati in virtù del dovere della tolleranza che la convivenza impone".

 

 

Il danno esistenziale è stato qualificato dalla giurisprudenza passata come quel danno, che incide sull'esistenza della persona comportando un' "alterazione del fare non reddituale" e che pregiudica la possibilità di compiere delle attività ritenute essenziali e giuridicamente rilevanti, sebbene non produttive di reddito. Questa voce di danno si inseriva, all'interno della responsabilità civile, come "tertium genus" fra danno patrimoniale (di tipo meramente economico) e danno morale (di tipo più strettamente personale, inteso come sofferenza psichica), istituendo così una sottocategoria del danno non patrimoniale.

 
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