Sentenze in breve

25/09/2014 - di Ilaria Magosso e Timothy Bonfante

Trasporto turistico: informazioni precontrattuali dovute dall'agenzia di viaggio.

L'agenzia di viaggio è tenuta a risarcire la coppia in viaggio di nozze nel caso in cui la moglie, considerata ancora cittadina extracomunitaria, una volta scesa a destinazione non abbia il visto e quindi non possa soggiornare nel luogo scelto per la luna di miele. In particolare i giudici della Suprema Corte hanno stabilito che in virtù della disciplina del contratto di viaggio turistico introdotta nellÂ’ordinamento nazionale dalla Convenzione di Bruxelles 23 aprile 1970, l'intermediario di viaggi, ai sensi dell'art. 22, risponde di qualsiasi inosservanza che commette nell'adempimento dei suoi obblighi fra i quali, in caso di vendita di biglietti aerei, l'obbligo di fornire le informazioni relative al viaggio in relazione alle caratteristiche - conosciute o conoscibili con l'ordinaria diligenza - dei clienti. Nel caso di specie è stata ritenuta rilevante, ai fini dell'affermazione di responsabilità dell'agenzia di viaggio, la mancata informazione sulla necessità del visto per l'ingresso in Thailandia, paese di destinazione, attesa la nazionalità ecuadoriana della sposa. (Corte di Cassazione, sentenza n. 25410 del 12/11/2013)

Sanzione disciplinare della censura nei confronti dell'avvocato.

Legittima la sanzione disciplinare della censura nei confronti dell'avvocato che non informa il suo cliente degli onorari che ha chiesto all'assicurazione del proprio assistito. Lo hanno stabilito le Sezioni unite civili della Corte di cassazione con la sentenza 31 luglio 2012 n. 13621 rigettando il ricorso del legale contro la decisione del Consiglio nazionale forense che ha confermato la sanzione disciplinare infertagli dal Consiglio dell'ordine degli avvocati di Roma. (Corte di Cassazione, sentenza n. 13621 del 31/07/2012)

Banca - adempimento - diligenza - contratto di gestione individuale di portafogli titoli.

La necessità per il gestore di portafogli di poter fare affidamento su un quadro di scelte d'investimento ben stabilizzato nel tempo non è argomento sufficiente a far postulare, a carico del cliente, una decadenza non prevista in modo esplicito né univoco dal legislatore, anche perché altro è la stabilità delle scelte di gestione operate, pur se di per sé  sempre relativamente opinabili, altro è l'eventuale violazione dei doveri gravanti sul gestore nell'adempimento degli obblighi che egli è tenuto a rispettare nell'interesse del cliente.

Ciò premesso la banca è tenuta, a giudizio della Suprema Corte, a risarcire il cliente in caso di gestione eccessivamente prudenziale del portafoglio di investimento. (Corte di Cassazione, sentenza n. 4393 del 24/02/2014)

Separazione: no assegno di mantenimento alla moglie che tradiva il marito.

Il marito che sospetta di essere tradito può far seguire la moglie da un investigatore privato e usare le “proveÂâ€� raggiunte dallo 007 nel corso del giudizio di separazione ai fini dell'addebito. Questa la decisione contenuta nella sentenza di Cassazione n. 11516, che ha negato a una signora l'assegno di mantenimento perché il marito aveva provato la sua infedeltà anche tramite il ricorso ai tabulati telefonici, oltre che con foto e resoconto di un investigatore privato da lui incaricato. In estrema sintesi: il tradito deve dimostrare la prova del tradimento, mentre il traditore, per evitare l'addebito, deve provare che l'adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato al punto che la convivenza era «mero simulacro». Infine la Corte puntualizza che per contesto disgregato non è sufficiente citare litigi e lÂ’abitudine di dormire in camere separate. (Corte di Cassazione, sentenza n.11516 del 23/05/2014)

UE: motori di ricerca responsabili del trattamento dei dati personali.

Il gestore di un motore di ricerca su Internet è responsabile del trattamento dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi. Così dice la sentenza della Corte Ue numero 131/12, sul cosiddetto “diritto all'oblioÂâ€�. Nel caso in cui, a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, l'elenco di risultati mostri un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla persona in questione, questa può rivolgersi direttamente al gestore oppure, qualora questi non dia seguito alla sua domanda, adire le autorità competenti per ottenere, in presenza di determinate condizioni, la soppressione di tale link dall'elenco di risultati. Nel 2010 un cittadino spagnolo ha presentato all'agenzia spagnola di protezione dei dati un reclamo contro un editore di un quotidiano largamente diffuso in Spagna nonché contro Google. Egli faceva valere che, allorché il proprio nome veniva introdotto nel motore di ricerca del gruppo Google, l'elenco di risultati mostrava dei link verso due pagine del quotidiano datate 1998. Tali pagine annunciavano una vendita all'asta di immobili organizzata a seguito di un pignoramento effettuato per la riscossione coattiva di crediti previdenziali.


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