Avvocato e cliente, regole di rapporto

16/11/2007

L'avvocato è un professionista che presta un' "opera intellettuale" e che ha nei confronti del proprio assistito precisi obblighi, sul modo in cui deve condurre l'incarico professionale e su come gestire i rapporti con tutte le persone coinvolte nella controversia.

La cosiddetta "obbligazione di mezzi", (lo svolgimento, appunto, di una attività intellettuale o in un comportamento determinato) si contrappone all' "obbligazione di risultato", la quale deve invece sfociare in un risultato prestabilito: un' "opera", oppure un obiettivo determinato.
In termini pratici, ciò significa che l'avvocato non può obbligarsi ad ottenere, per esempio, l'assoluzione del proprio assistito, o la vittoria della causa (risultati questi certamente sperati), ma può (e deve!) invece impegnarsi per impiegare nella difesa del proprio cliente, ogni strumento utile al miglior risultato prevedibile.

Considerato l'obbligo contrattuale che fa capo al professionista (la stessa regola vale anche per il medico, il commercialista, il notaio), in nessun caso il cliente può pretendere di non pagare l'onorario dell'avvocato "perché ha perso la causa", o perché è intervenuta una condanna. L'obbligazione dell'avvocato non è dunque legata al raggiungimento del risultato, perciò, per meglio tutelare il cliente, essa è sottoposta al Codice Deontologico Forense, nato per dare uniformità di comportamento e prestazioni agli avvocati e per stabilire delle "regole" uniformi di correttezza necessarie allo svolgimento degli incarichi professionali.

Fra tutti i comportamenti previsti, spiccano, nei confronti del cliente, il dovere di fedeltà, l'obbligo di informazione, la descrizione degli atti di negligenza, così pure cosa non deve fare l'avvocato: compiere consapevolmente atti contrari all'interesse del proprio assistito (per esempio assumendo contemporaneamente la difesa di parti con interessi contrastanti) e assumere incarichi che determinino un conflitto di interessi con il proprio assistito.

Il rapporto fra avvocato e assistito è fondato sul "mandato", che consiste nella manifestazione della volontà del cliente di essere rappresentato giudizialmente dall'avvocato. Esso è strettamente fiduciario, fondato cioè sulla lealtà e chiarezza di comportamenti da entrambe le parti.

Accade però di frequente che, in corso di causa, il rapporto fiduciario venga meno per le ragioni più diverse, spesso anche legate alla violazione dei comportamenti descritti più sopra: in questi casi è possibile sciogliere il rapporto professionale.

Quando è l'assistito a voler interrompere il rapporto, tecnicamente si dice che egli "revoca il mandato", mentre nel caso in cui sia l'avvocato a non volere proseguire lo svolgimento dell'incarico, si dice che "dimette il mandato".

Dal punto di vista dell'assistito è importante sapere che, in ambedue i casi, l'avvocato ha il dovere di assisterlo sino a che venga nominato un nuovo difensore.

Solo in quel momento, saldata la parcella del primo avvocato, potrà avvenire la consegna del fascicolo e dei relativi documenti al nuovo professionista.

Olivia Flaim


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