In una causa civile su cinque c'è l'INPS

29/12/2011

di Mirko Righetti

INPS: 18 milioni di pensioni erogate ogni mese (compresi i trattamenti agli invalidi civili) più 2 milioni di persone che ricevono prestazioni a sostegno del reddito (quali maternità, cassa integrazione guadagni, malattia e altre). Numeri, o meglio persone coinvolte, da capogiro; in un puzzle legislativo sempre più complicato. Solo per avere continuità con il passato storico dell'INPS, e prima di entrare nel vivo delle recenti e future novità sul tema pensioni, ripercorriamo brevemente la storia dell'istituto e del sistema pensionistico italiano:

- 1898: viene istituita la cassa di previdenza della invalidità e vecchiaia dei lavoratori; si tratta di una cassa facoltativa incentivata dallo stato con un contributo;

- 1919: la cassa diventa obbligatoria;

- dal 1919 al 1968 si susseguono varie norme/riforme che portano le competenze dell'INPS ad abbracciare anche garanzie legate alla perdita del lavoro e aspetti di tutela della famiglia; quali ad esempio l'istituzione della pensione di reversibilità (1939 - per il coniuge superstite dell'assicurato);

- nel 1968/1969 per il calcolo delle pensioni viene istituito il sistema retributivo (cioè la pensione viene determinata in base al reddito degli ultimi anni di lavoro);

- 1990: viene attuata la riforma del sistema pensionistico dei lavoratori autonomi. La nuova normativa, che ricalca per vari aspetti quella in vigore per i lavoratori dipendenti, lega il calcolo della prestazione al reddito annuo di impresa;

- 1992: l'età minima per la pensione di vecchiaia viene elevata a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne;

- 1993: viene introdotta in Italia la previdenza complementare, che si configura come un sistema volto ad affiancare la tutela pubblica con forme di assicurazione a capitalizzazione di tipo privatistico;

- 1995: viene emanata la legge di riforma del sistema pensionistico (legge Dini) che si basa su due principi fondamentali: il pensionamento flessibile in un'età compresa tra i 57 e 65 anni (uomini e donne); il sistema contributivo, per il quale le pensioni sono calcolate sull'ammontare dei versamenti effettuati durante tutta la vita lavorativa. Salvo meccanismi di armonizzazione e raccordo per chi aveva già predefiniti parametri contributivi;

- 2007: vengono nuovamente modificati i requisiti richiesti per l'accesso al trattamento pensionistico e le finestre di uscita dal lavoro. Principale novità operativa dal 2009 il cosiddetto "sistema delle quote" in base al quale il diritto alla pensione di anzianità si perfeziona al raggiungimento di una quota ottenuta sommando l'età e l'anzianità contributiva;

- 2009: una nuova legge di riforma dispone che i requisiti di età per ottenere la pensione vengano adeguati all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istat.

- 2010: viene confermato e accelerato il meccanismo di adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita e viene introdotta una finestra "mobilee" per l'accesso alla pensione in sostituzione dei precedenti termini di decorrenza.

In tema di pensioni la normativa, stratificata storicamente, contrappone e alterna logiche contributive (il valore della pensione è determinato in funzione dei contributi) a logiche retributive (il valore della pensione è determinato in funzione della retribuzione degli ultimi anni di lavoro). Fino al 1968/9 vigeva il sistema contributivo, poi si è passati al retributivo per tornare al contributivo dal 1995; in quest'ultimo caso fatti salvi gli effetti per chi al 1995 aveva già 18 anni di contribuzione; creando quindi anche un sistema misto. Così come vengono mescolati i meccanismi della pensione di vecchiaia (sistema che tiene conto dell'età anagrafica dei lavoratori) con i meccanismi della pensione di anzianità (sistema incentrato sul numero di anni di lavoro) andando a creare il sistema delle quote (sistema che prevede il diritto alla pensione sommando gli anni di lavoro agli anni di anzianità e a condizione che si sia raggiunta comunque una certa età anagrafica).

La complessità del quadro finora delineato deve poi tenere anche conto di ulteriori particolari deroghe, delle norme specifiche per dipendenti pubblici e delle differenze di trattamento tra uomini e donne. Questa serie di riforme e continue correzioni di rotta lasciano una pesante eredità storica, ricca di ingiustizie e di paradossi, e pongono i lavoratori di fronte a incertezze e dubbi sul calcolo degli anni che mancano alla loro età pensionabile e sul valore che la stessa avrà. Del resto avvicinandosi ai giorni nostri, il sistema continua a reagire per correggere gli errori passati, emanando nuove norme.

La scorsa estate, ad esempio, è stato indicato il 2014 quale soglia per il graduale aumento dell'età pensionabile a 65 anni delle lavoratrici dipendenti private e sono stati introdotti dei meccanismi volti ad evitare matrimoni di comodo finalizzati solo al godimento della pensione di reversibilità in capo a persone giovani che sposano ultrasettantenni (normativa battezzata come "norma antimatrimoni con badanti").

Arriviamo infine ai primi giorni di Dicembre 2011 e alla manovra del governo Mario Monti che, con il D.l. 201/2011 cosiddetto "Salva Italia", prevede: l'eliminazione della finestra mobile, la conservazione del meccanismo delle pensioni di anzianità, però aumentando gli anni di lavoro (42 anni e un mese, salvo prevedere possibili innalzamenti in funzione dell'aspettativa di vita), l'estensione a tutti del sistema contributivo, il blocco temporaneo dell'indicizzazione delle pensioni per gli importi eccedenti il doppio della pensione minima (Euro 936,00) e la previsione di 66 anni quale presupposto per ottenere la pensione di vecchiaia. Il Decreto Legge 201/2011 è stato firmato dal Presidente della Repubblica il 6 Dicembre 2011 e lo stesso giorno è iniziato il suo iter parlamentare.

Concludendo, il quadro frammentario della normativa in tema di previdenza, le difficoltà interpretative, le relative possibili evoluzioni ed i numeri che l'INPS sta gestendo pongono molto frequentemente l'Istituto quale parte di cause civili. Oggi più di un milione di pendenze, nei tribunali, hanno come controparte l'INPS e la sua squadra di avvocati. Una contoversia civile su cinque vede parte in causa l'Ente.


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