L'Approfondimento giuridico: Contratto di hosting

20/11/2007

Un'impresa che voglia operare sulla rete Internet deve procedere con vari steps operativi, che vanno dall'acquisto di un nome di dominio, alla realizzazione grafica ed alla impostazione interattiva del sito, ecc. Essa dovrà, inoltre, rivolgersi ad un service provider per il servizio di hosting: il nuovo sito verrà ospitato su potenti computers (server) collegati 24 ore su 24 alla rete, con i quali i visitatori si collegheranno direttamente per vedere ed interagire col sito stesso. Ed è in relazione a questo servizio che nascono, purtroppo spesso, i primi problemi legali per le imprese. Il contratto viene stipulato (e pagato) in base allo spazio fisico effettivamente occupabile dal sito sul server, cioè dai dati memorizzabili; spesso però nulla si conviene in relazione al traffico generato che, se troppo intenso, può impegnare eccessivamente i macchinari al punto da ridurne drasticamente il potenziale, rendendoli inutilizzabili per altri clienti. Può quindi succedere che il fornitore di hosting cerchi di far ridurre il traffico al proprio cliente, ad esempio interrompendo unilateralmente l'erogazione del servizio, rendendogli così impossibile l'accesso ai dati del sito.

E' capitato, ad esempio, che un fornitore del servizio di hosting, sostenendo che dal sito del cliente vi fosse un eccesso di download (scaricamento di files da un sito Internet ad un personal computer) da parte degli utenti, abbia modificato la password di accesso al sito e spostato le cartelle di dati su un altro spazio, cancellando alcuni files.

Tale tipo di comportamento è peraltro illegittimo, e potrebbe configurare una serie di gravi reati, alcuni perseguibili a querela di parte e altri d'ufficio. I reati ipotizzabili vanno dall'esercizio arbitrario delle proprie ragioni all'accesso abusivo ad un sistema telematico altrui, al danneggiamento di sistema telematico.

Il provider che ritenesse il cliente inadempiente, avrebbe infatti quale unico rimedio per veder tutelate le proprie ragioni quello di chiedere la risoluzione del contratto.
A fronte delle condotte illecite poste in essere dal fornitore, il cliente potrebbe senz'altro richiedere il risarcimento dei danni subiti.

Elisa Drezza


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