L'azione collettiva risarcitoria

28/03/2007

Argomenti: Azione Collettiva Risarcitoria, Class Action, Codice del Consumo, Associazioni Consumatori

 

Per class action o azione collettiva si definisce l'azione legale tipica, con cui le associazioni di consumatori possono richiedere al tribunale la condanna al risarcimento dei danni, e la restituzione di somme dovute, in seguito ad atti o pratiche commerciali illecite che ledono diritti di larga diffusione.

Un'azione processuale unica, dunque, in luogo del ricorso individuale alla giustizia che produce tanti processi e spese legali elevate per il singolo. In Italia, quando i danneggiati sono in numero consistente, l'unico strumento processuale attualmente utilizzabile sono gli articoli 139 e 140 del Codice del consumo, che consentono alle associazioni dei consumatori e degli utenti di citare in giudizio l'impresa danneggiante e di ottenere un provvedimento, che inibisca un comportamento scorretto o l'uso della clausola di cui si sia accertata l'abusività. Strumenti, questi, di natura preventiva o di mero accertamento, che servono a fare cessare la lesione di interessi di gruppo ma non a riparare o risarcire i danni individuali.

La novità, in questo settore, è rappresentata dal disegno di legge n.679 presentato il 6 luglio 2006 recante Disposizioni per l'introduzione delle class action, che entro fine marzo concluderà il suo iter alla Commissione Giustizia della Camera e approderà in Aula.

Il testo del disegno di legge contiene un solo articolo (che dovrebbe essere inserito all'interno del Codice del consumo con la numerazione di art. 141 bis) e prevede la possibilità per le associazioni dei consumatori e degli utenti di promuovere l'azione civile, chiedendo il risarcimento dei danni e la restituzione di somme dovute direttamente ai singoli. Legittimate ad agire dovrebbero essere le associazioni riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico, le associazioni dei professionisti e le Camere di commercio. Una volta accolta l'azione collettiva, il giudice determinerebbe l'importo minimo da liquidare ai singoli danneggiati: l'interessato potrà così ottenere la condanna al pagamento della quota di risarcimento, correlata all'effettiva lesione subita. Successivamente, i consumatori debbono agire singolarmente innanzitutto in sede non contenziosa presso la camera di conciliazione istituita presso ciascun tribunale; in alternativa, presso uno degli organismi di conciliazione di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n.5, e successive modificazioni (rito societario).

In ultima istanza, se la strada non contenziosa si rivela inutile, il singolo consumatore o utente può agire giudizialmente, in contraddittorio. La pronuncia costituisce titolo esecutivo nei confronti del responsabile. Importante infine ricordare che le associazioni di consumatori maggiormente rappresentative (vedasi comma 1 dell'articolo 139 del Codice del Consumo) e le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura non sono legittimate ad intervenire nei giudizi previsti dal presente comma.

Giovanni Bernardi


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