La paura di perdere la patente

20/07/2009

Patente Protetta: una ricerca di mercato sulle aspettative dei clienti

 

di Lucio A. Casaroli

Nel mese di marzo 2009, ARAG ha svolto una indagine sulla conoscenza e l'interesse del mercato nei confronti del prodotto Patente Protetta, con l'obiettivo di verificare se e in quale misura alcune prestazioni potessero interessare oltre alle imprese, tradizionali utenti di questa polizza, anche altre categorie di soggetti quali artigiani, commercianti, lavoratori dipendenti, casalinghe, pensionati. La ricerca, che è stata condotta nelle tre città di Torino, Milano e Padova, è avvenuta col ricorso ad interviste personali somministrate ad un campione casuale di passanti.

Uno dei temi più interessanti ha riguardato la misurazione del livello di preoccupazione che la consapevolezza di incorrere nel ritiro della patente genera nell'automobilista. Più della metà degli intervistati ammette di nutrire "molta paura" di un provvedimento di sospensione, mentre un altro terzo conviene di "aver paura, ma non molta". Poco più del 10%, infine, asserisce di non aver paura alcuna.

La paura e la non paura della sospensione della patente confermano due fatti peraltro non inattesi:

  • non poter usare l'auto per un periodo di tempo più o meno lungo può danneggiare la sfera lavorativa, creando un danno economico. Per chi invece non usa l'auto per motivi di lavoro è la sfera esistenziale, sociale ed edonistica a subire il danno più grave. Che si usi o meno l'auto per lavoro, una preoccupazione comune resta quella di perdere del tempo (per spostarsi senza l'auto, ma anche per riottenere la patente);
  • l'unico strumento per non perdere la patente è il rispetto rigoroso del Codice della strada, ma non mancano coloro che confidano soprattutto nella scarsità dei controlli.

Analizzando i dati in dettaglio emerge un fatto meno ovvio: la percorrenza annua non è una determinante del rischio di perdere la patente, a differenza di quanto succede, ad esempio, per il rischio della Rca. Infatti alcune categorie che potrebbero sembrare a priori più soggette ad incorrere nella sospensione perché trascorrono molte ore alla guida dell'auto (come i rappresentanti e i trasportatori) a conti fatti risultano meno esposte al rischio di altre, di solito considerate "tranquille", come le casalinghe e i soggetti caratterizzati da una percorrenza annua più limitata.

La ricerca dimostra che la differente esposizione al rischio - che è legato al comportamento individuale - è essenzialmente determinata dalla consapevolezza del prezzo da pagare. E chi utilizza l'auto per motivi di lavoro paga un prezzo nettamente più elevato di coloro per i quali la sospensione della patente resta un fatto certamente spiacevole ma non particolarmente lesivo della sfera economica. Per questo motivo figure come il rappresentante e il trasportatore tengono un comportamento di guida più attento e rigoroso di altre quali il negoziante e il professionista (che pure trarrebbero dalla sospensione un danno economico, ma più lieve), che a loro volta appaiono meno foriere di sinistri di coloro che usano ancor meno l'auto per motivi di lavoro (chi lavora in una sede fissa, chi non usa affatto l'auto per motivi di lavoro, i vituperati "guidatori della domenica", e così via).

La ricerca conferma quindi l'utilità e l'interesse verso un prodotto a tutela della patente, in grado di soddisfare un'esigenza specifica e intensamente sentita da molte categorie professionali: quella di limitare il danno prodotto dall'impossibilità di guidare un veicolo proprio quando questo è indispensabile per svolgere l'attività lavorativa.

* Consulente scientifico di ARAG Italia.

 

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