Mediazione: primo esempio di una nuova giustizia?

22/10/2010

di Pierachille Zinelli

"Il fenomeno non riguarda una giustizia minore, ma una giustizia nuova, diversa, senza giudici, partecipativa": così Augusta Iannini, Capo del servizio legislativo del Gabinetto del ministro della Giustizia, alla vigilia dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del testo sulla mediazione.

A questo proposito è utile avere le idee chiare sulle caratteristiche di quest'istituto, che a seguito dell'emanazione del decreto legislativo (n. 28 del 4 marzo 2010) in materia di "mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali", diventerà un passaggio obbligato per la trattazione di molte controversie. Il legislatore infatti l'ha resa condizione obbligatoria di procedibilità in molte materie (vedi riquadro): sarà pertanto necessario esperire il tentativo di conciliazione prima di poter intentare causa.

 

Ma cos'è la mediazione? Alcune definizioni possono aiutare a capire i termini della questione. Per "mediazione" s'intende l'attività svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. Ciò tramite un insieme di tecniche facilitative finalizzate alla conciliazione degli interessi inizialmente contrapposti. La "conciliazione" è invece la composizione di una controversia a seguito dello svolgimento della mediazione (quest'ultima è il percorso, la conciliazione è l'arrivo).  

Per "organismo" s'intende l'ente pubblico o privato abilitato a svolgere il procedimento di mediazione (cosiddetto "mediatore") e che deve essere iscritto al Registro tenuto presso il ministero della Giustizia. L'organismo di mediazione è privo dell'autorità di imporre alle parti una soluzione della controversia: al mediatore le parti non chiedono una decisione autoritativa, come fanno davanti a un giudice o a un arbitro, bensì un aiuto nella ricerca di una soluzione.

Molti sostengono che queste caratteristiche mal si attagliano alla litigiosità tipica delle aule giudiziarie italiane: al fine di far penetrare il nuovo sistema nella mentalità dei privati, ma anche degli operatori del diritto, è fatto obbligo agli avvocati di informare i propri clienti, nel primo colloquio, della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione. Se la mediazione ha successo ed è raggiunto un accordo, il mediatore stila un verbale con allegato il testo dell'accordo stesso; esso può avere efficacia esecutiva previa omologa da parte del Presidente del Tribunale. In caso contrario, il mediatore formula una proposta di conciliazione che comunica per iscritto alle parti: l'accettazione deve giungere entro sette giorni, dopodiché la proposta si considera rifiutata. Solo a questo punto è possibile seguire il tradizionale iter giudiziario.

Il tentativo di conciliazione diventerà obbligatorio a partire dal 20 marzo 2011 per i processi iniziati a decorrere dalla stessa data.


Leggi tutte le news