Produttore, consumatore e prodotto difettoso

27/06/2011

di Olivia Flaim

Frullatori con le lame impazzite che fuoriescono dal bicchiere, biciclette con manubri che si spezzano, creme solari che invece di autoabbronzare provocano ustioni gravissime, protesi mammarie che si liquefano, automobili i cui impianti frenanti non garantiscono l'arresto nei tempi previsti. Questi sono alcuni degli eventi di cui la giurisprudenza si è recentemente occupata in materia di prodotti difettosi. Le ipotesi di danni da prodotto difettoso, con i conseguenti casi di morte e di lesioni personali, sono ormai innumerevoli ed estremamente vari. Vale quindi la pena di mettere un pò di chiarezza in questa materia. Produttore, fabbricante, fornitore, intermediario, importatore, sono le figure che danno vita ad una nuova tipologia di contratto sociale, nella cui disciplina si realizza l'obbligo di protezione del consumatore. è attraverso il vincolo della responsabilità civile condivisa, quindi solidale, che la legge ha creato una catena di più soggetti giuridici che garantiscono a colui che subisce il danno, il risarcimento dovuto.

La disciplina della sicurezza e qualità dei prodotti che generano pericolo o danno è contenuta nel D.Lgs n. 206 del 2005, Codice del Consumo, il quale ha abrogato la precedente legislazione di derivazione comunitaria e nazionale e ha ridefinito la nozione di produttore, di consumatore e di prodotto difettoso, stabilendo così i cardini intorno ai quali ruota questa materia. Il produttore, nel mix interpretativo degli articoli 3, 103 e 115, è il fabbricante del bene, anche stabilito nella Comunità, o il fornitore, o un suo intermediario, nonché l'importatore del bene nel territorio dell'Unione Europea o qualsiasi altra persona fisica o giuridica che identifica il bene con il proprio nome, marchio o altro segno distintivo. è anche colui che rimette a nuovo il prodotto, il rappresentante del fabbricante, se quest'ultimo non è stabilito nella comunità, o l'importatore del prodotto. Anche gli operatori professionali della catena di commercializzazione sono considerati produttori nella misura in cui la loro attività incida sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti. Ai sensi dell'articolo 115 bis è produttore non solo il fabbricante del prodotto finito ma anche di una sua sola componente.

E' inoltre da considerarsi produttore anche l'agricoltore, l'allevatore, il pescatore ed il cacciatore. Le figure destinatarie della responsabilità in oggetto sono quindi sostanzialmente tutte quelle che fanno parte della catena di produzione e distribuzione del bene, cominciando da chi fornisce le materie prime a finire con il distributore terminale. Per converso chi si può avvantaggiare della tutela prevista, secondo il Codice del Consumo, è solo colui che acquista e utilizza il bene per uso personale e non già anche in qualità di imprenditore o professionista. Utente e consumatore sono infatti parificati e definiti come: "la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta". Le norme del Codice del Consumo valgono quindi solo per coloro che effettuano acquisti al di fuori dell'esercizio di attività professionalmente svolte, lasciando quindi alle regole generali del Codice Civile, la tutela di eventuali danni subiti dagli acquirenti professionali.

Il consumatore finale è ulteriormente protetto da una semplificazione probatoria in base della quale egli dovrà provare solo il difetto, il danno e il nesso causale tra difetto e danno, prescindendo dall'onere della prova della colpa o del dolo da parte del responsabile, sul quale incombe invece il peso di provare le condizioni di esclusione della responsabilità previste dall'articolo 118. Secondo il Codice del Consumo è definito difettoso quel prodotto che "non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di .. (una serie di condizioni) .. se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli altri esemplari della medesima serie". Fra le condizioni previste dal citato articolo è di particolare rilevanza quella che considera "l'uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere". Questa definizione stabilisce l'ampiezza della possibile casistica del "difetto" dei prodotti quale fonte di responsabilità civile, attuando a favore del consumatore una tutela estremamente capillare e continuamente suscettibile di interpretazione da parte della dottrina e della giurisprudenza. Da queste norme e dagli esempi giurisprudenziali nasce, per molte categorie professionali, l'onere di porsi quale soggetto virtualmente responsabile nei confronti del consumatore finale per i danni che questo possa subire, al fine di meglio organizzare sia la propria attività che il più adatto paracadute assicurativo.


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