Trattamento dei dati ancora imperfetto per le aziende europee

16/06/2008

Argomenti: Leggi sulla Privacy, Riservatezza dei dati personali, Sicurezza per la protezione dei dati, Trattamento dei dati personali e dati sensibili 

I risultati di un'indagine su quasi 5000 imprese

Nelle ultime settimane il tema della riservatezza dei dati personali è salito alla ribalta delle cronache per la pubblicazione su internet delle dichiarazioni dei redditi 2005.

E' questo un problema che non riguarda solo gli enti e le istituzioni pubbliche, ma anche tutte quelle società che a diverso titolo devono gestire dati e informazioni personali. Si pensi ad esempio al gestore della palestra dove siamo iscritti, oppure al sito internet dove ci registriamo o alla rivista per la quale abbiamo sottoscritto un abbonamento. In questi, ma anche in tanti altri casi che riguardano la vita di tutti i giorni, abbiamo a che fare con persone che dovrebbero essere informate e preparate adeguatamente per svolgere l'attività di raccolta dei nostri dati sensibili: possiamo stare tranquilli e affidarci alla loro professionalità?

Secondo un'indagine di Eurobarometro (che ha interpellato 4.835 operatori in diversi settori e nei 27 paesi UE) il quadro non è molto rassicurante: solo il 13% del campione si definisce "molto familiare" e informato delle leggi sulla privacy vigenti nel proprio paese, mentre in Italia la percentuale sale al 23% (comunque un dato da considerare non positivo), forse anche perché nel nostro Paese un'azienda su due (il 48% del campione) ha contatti regolari con il garante per la Privacy.

Le aziende che operano nel settore dei servizi sono le più informate (18%), al contrario di quelle del settore costruzioni che sono quelle che dichiarano la minore familiarità con la materia (7%). Generalmente le grandi aziende (32%) sono più informate che le medie (15%) e le piccole (10%) sul tema. L'Italia è uno dei Paesi Ue dove viene messo maggiormente in discussione il legame tra protezione dei dati e rispetto dei diritti dei cittadini - il 14% delle aziende nega che ci sia un nesso contro una media europea del 6% - ed è il primo Paese in Europa per numero di aziende che considerano alcuni aspetti della legge troppo stringenti (il 61% delle aziende contro la media Ue del del 35%). Inoltre, circa la metà delle aziende italiane ritiene che la legge si dovrebbe applicare solo ad alcuni settori di attività, mentre sarebbe inutile per altri. Dal punto di vista della tecnologia, nel senso di cosa essa può fare per la protezione dei dati, l'Italia risulta tra le più attrezzate con il 65% del campione intervistato che dichiara di possedere sistemi di protezione della privacy applicati al database e al trattamento dei dati che operano (la media Ue è del 55%). Questo è un dato incoraggiante, dato che la stessa rilevazione nel 2003 aveva registrato la percentuale del 35% per l'Italia e del 32% come media Ue. Per quanto riguarda le aziende che trasferiscono dati via internet - ancora una minoranza, dato che rappresentano solo un terzo del totale nella Ue - il 67% ha sistemi di sicurezza per la protezione dei dati, con l'Italia che con l'83% del campione risulta ancora tra le prime in Europa per questo tipo di controllo.

Giovanni Nenz


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