Tutela legale e Responsabilità Civile 2

04/07/2016 - di Pierachille Zinelli

A grande richiesta, riprendiamo l’analisi dei rapporti che intercorrono tra la garanzia di Tutela legale e le “spese di resistenza” offerte nelle polizze di Responsabilità civile. Con una precisazione iniziale, tanto banale quanto essenziale: qui parliamo delle spese legali e peritali necessarie per resistere all’azione intentata dal danneggiato per ottenere il risarcimento del danno, e non del costo del danno in sé, che è di esclusivo appannaggio della copertura assicurativa di RC.

In un precedente articolo abbiamo visto che (semplificando) vi sono tre formule di coesistenza tra garanzia di TL e di RC, cui per uniformità espositiva possiamo riferirci con le definizioni di primo rischio, secondo rischio e primo (o secondo) rischio relativo. Quest’ultima è la formula più complessa, e merita un ulteriore approfondimento. Essa, nella sua formulazione più comune, consta di due parti: la prima generalmente prevede un “secondo rischio” identico a quello contenuto nella omonima clausola, per i casi in cui l’assicuratore di RC si fa carico delle spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato, pienamente adempiendo a quanto previsto dal 3° comma dell’art. 1917 cod. civ. (“Le spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato contro l’assicurato sono a carico dell’assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata). In questo contesto, l’ipotesi di intervento dell’assicuratore di TL è nei fatti residuale, in quanto il massimale previsto nelle polizze di RC è generalmente molto elevato, ed il “quarto” da riservare alle spese legali è più che capiente.

La seconda parte, ben più complessa, è condizionata alla non operatività della garanzia di RC (con esclusione dunque del meccanismo visto al paragrafo precedente). Inoperatività… in che senso? È il concetto stesso a porre seri problemi applicativi, in quanto a circostanze oggettive, quali un’espressa esclusione, o la presenza di una franchigia, si affiancano numerose ipotesi nelle quali la polizza di RC è “potenzialmente operativa”, ma - in concreto - l’assicuratore non si fa carico delle spese per resistere alle pretese del danneggiato. Gli esempi più comuni derivano dalla violazione del cosiddetto “patto di gestione della lite”, secondo il quale l’assicurato deve concordare preventivamente con la compagnia il nome dell’avvocato e dei periti. Ma si verificano anche casi nei quali il liquidatore di RC attende la formale chiamata in giudizio della compagnia, oppure sostiene l’asserita mancanza del danno, o - più semplicemente - si limita a fornire risposte interlocutorie che non rispondono all’immediata esigenza di tutela dell’assicurato. Proprio perché in questi casi la polizza di RC è “potenzialmente operativa”, non può considerarsi realizzata la condizione per l’intervento della TL, a meno che la clausola non regolamenti simili circostanze.

A questo proposito non ci è purtroppo possibile in questa sede analizzare le numerose varianti che il mercato propone per questo tipo di clausola: in alcune è previsto che la polizza di RC debba comunque esistere (seppur non operante, come visto sopra); in altre se la polizza non esiste, interviene la garanzia di TL; in alcune è previsto che la garanzia di TL sia sempre operante, salvo che le “spese di resistenza” vengano garantite dall’assicuratore di RC (clausola definibile come primo rischio relativo); in altre la garanzia di TL opera solo quando quella di RC non opera (secondo rischio relativo). E via di seguito per un rilevante (e forse indefinito) numero di variabili. Come modello per la nostra descrizione possiamo utilmente considerare il testo della condizione aggiuntiva “Spese di resistenza” così come inserita nella polizza TL Impresa v.10, frutto di numerosi approfondimenti, sia teorici che su casi concreti e che ad oggi riteniamo sia la più evoluta presente sul mercato. Il principio di base è che la TL è chiamata a difendere l’assicurato laddove l’assicuratore di RC, il quale - giova ricordarlo - vi è tenuto per norma codicistica inderogabile, non possa provvedervi. Per quali motivi? Perché la fattispecie denunciata non è oggetto di copertura, perché è espressamente esclusa dalla copertura, o perché il danno è di importo inferiore rispetto alla franchigia prevista dalla polizza. A queste ipotesi di natura oggettiva, si è voluto aggiungere l’ipotesi non infrequente nella quale l’assicuratore di RC esaurisce il massimale per liquidare il danno, e dunque non ha alcun interesse a perseverare nella resistenza alle richieste del danneggiato. Ove lo conservi invece l’assicurato, per le spese successive interverrà ARAG. Un “virtuoso connubio”, in grado di assicurare davvero la completa complementarietà tra l’una e l’altra garanzia, con un evidente plus-valore commerciale.


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