Verso il nuovo... "Nuovo Codice della Strada"

26/01/2015 - di Giorgio Piazza

Questa volta ci si sono messi in tanti; il Disegno di legge C731-1588 deriva infatti dall'unificazione di due proposte, la n.731 portata avanti da 11 diversi deputati, e la n.1588 presentata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Lupi. Si tratta dellÂ’ennesimo tentativo di riforma del nostro Codice della Strada, già "Nuovo" a partire dal 1992, quando il D.Lgs 285/1992 sostituì, appunto, il vecchio DPR 393 del 1959 "Testo Unico delle norme sulla circolazione stradale".

 E' interessante notare come storicamente, a cavallo dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà dell'assicurazione per la RC Auto (legge 990 del 69, a tutti nota), si passò dunque da un Testo Unico ad un Codice. Orbene, se il Testo Unico è una raccolta organica di "leggi" riguardanti una determinata materia (e come tale non riesce quindi a stare al passo con i cambiamenti sociali), il Codice è invece un insieme di norme che, unite, formano UNA legge. Il nostro Codice della Strada è quindi una legge, all'interno della quale, negli ultimi 20 anni, sono state inserite una serie di norme, spesso contraddittorie tra di loro, ai però nobili fini di adeguare il Codice al mutare, velocissimo, dei tempi e quindi delle necessità, soprattutto in ordine alla sicurezza, attiva e passiva, della circolazione. Tutti ci ricordiamo i cd. "Decreti Ombrellone"; puntualmente, dal 2002 al 2008, ogni estate, sull'onda emotiva dei vari eventi del "sabato sera" dovuti all'eccesso di alcool o di velocità, veniva emanato un decreto, che restava in vigore due mesi per poi essere convertito in legge, con modifiche: il risultato è un coacervo di norme, di difficile comprensione e di scarsa coerenza.

E' forte dunque l'esigenza di razionalizzare la materia; ed è questa la finalità del Disegno di legge cui ci riferiamo, attualmente in discussione al Senato.

Tra le tante novità tre ci sembrano degne di nota:

  • la decurtazione dei punti della patente anche ai minorenni (per intenderci, alla guida di ciclomotori o motocicli fino a 125cc), superando i limiti inflitti dalla legge 689/1981 che prevede, ad oggi, l'inapplicabilità delle sanzioni amministrative a soggetti minorenni;
  • la revoca della patente a vita (cd. ergastolo della patente), ovvero l'impossibilità di riottenere la patente, vita natural durante, in seguito a revoca per omicidio colposo a carico del conducente alla guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l;
  • il reato di omicidio stradale.

Quest'ultimo punto merita un approfondimento. Alcuni eventi recenti hanno comportato un' "emozione sociale"Ââ€� fortemente negativa e foriera di una tale "ansia sanzionatoria" che rischia di far perdere di vista la portata del fondamentale principio garantista della presunzione d'innocenza: l'imputato non può essere considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Banalizzando: è sempre necessario un processo, un giusto processo. L'onda emotiva di cui sopra sembrerebbe invece pretendere che il fatto stesso di essersi messi alla guida in stato di alterazione psicofisica derivante da eccessiva assunzione di alcool costituisca dolo. Ma il dolo (che, ricordiamolo, è la volontà di provocare l'effetto delittuoso della propria azione - ti sparo perché "voglio" ucciderti; ti investo perché "voglio" ferirti) deve essere, per sua stessa natura, accertato a posteriori; non può essere presunto per legge. E' quindi molto difficile che una tale “presunzioneÂâ€�ex lege possa veder la luce. La doverosa finalità sociale di punire il colpevole (accertato) di un evento fortemente lesivo, o mortale, derivante da circolazione stradale, è già perseguita dagli strumenti presenti nel nostro ordinamento, quali le previsioni delittuose di cui agli art. 575, 589, 590 del Codice Penale. Tuttalpiù si tratta di aumentarne ulteriormente le pene, in caso di guida in stato di ebrezza, o negli altri casi in cui la pericolosità sociale della condotta esperita richieda una punizione con maggior effetto deterrente.

 


Leggi tutte le news