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30/01/2020

Quando una vettura viene coinvolta in un incidente stradale, l’apertura degli airbag può salvare la vita del soggetto coinvolto nell’incidente. Può però capitare che questo dispositivo di sicurezza, per un difetto di funzionamento, si attivi quando non necessario oppure, nonostante un urto, non entri in funzione.

 

In tali ipotesi il soggetto danneggiato a chi dovrà rivolgersi per ottenere il risarcimento dei danni subiti?

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La giurisprudenza ha "cambiato mira"

Occupandosi di casi come questi, in passato la giurisprudenza ha avuto modo di affermare come il danneggiato dovesse rivolgere le proprie richieste alla concessionaria presso la quale aveva acquistato l’auto (ex multis Cass. Civ. n. 20811/2015).

Secondo tale interpretazione il rivenditore era ritenuto l’unico soggetto responsabile, a prescindere dal fatto che il difetto dipendesse da un altro soggetto della catena distributiva (ad esempio il produttore), e doveva pertanto rispondere direttamente e personalmente alle richieste del consumatore, facendosi carico di ogni eventuale onere.

Recentemente però la giurisprudenza è tornata sull’argomento, affermando un altro principio.

 

La sentenza più recente

La Cassazione ha affrontato lo specifico caso di un’auto di un popolare costruttore tedesco venduta in Italia: era sorto il dubbio se considerare responsabile dei danni causati dal malfunzionamento dell’airbag la filiale della casa automobilistica venditrice della vettura - con sede in Italia - oppure il gruppo internazionale a cui il marchio appartiene.

La sentenza (Cass. Civ. n. 21841/2019) ha affermato che, affinché si possa sostenere che la distributrice italiana sia concretamente la titolare del marchio del gruppo, non è sufficiente il mero riferimento al marchio con il quale l’auto era identificata nella sua ragione sociale. Occorre infatti qualcosa in più, come ad esempio la contitolarità del marchio da parte della società distributrice o altri elementi che dimostrino come quest’ultima abbia in qualche modo partecipato all’apposizione del logo stesso.

 

In assenza di tali elementi, non basta fare causa alla filiale italiana del produttore, se un’auto prodotta in un altro stato UE causa danni per un difetto di sicurezza, perché operando come mero distributore/importatore di veicoli non potrà essere considerata produttrice del veicolo in questione e non potrà essere chiamata a rispondere degli eventuali danni causati.

Nei casi in cui non vi sia quindi la contitolarità del marchio, l’azione risarcitoria andrà esperita nei confronti del produttore e non anche nei confronti della società distributrice.


Fatte salve le interpretazioni di cui sopra, quando un soggetto ritiene di essere di fronte ad un caso di malfunzionamento dell’airbag - per comprendere l’opportunità o meno di inoltrare richiesta di risarcimento danni - dovrà preventivamente leggere il libretto di manutenzione del veicolo, consegnato all’atto dell’acquisto, dove viene specificato dopo quanto tempo è consigliabile sostituire l’airbag.

Se si rientra in tale lasso di tempo, per vedere accolte le proprie richieste risarcitorie, il danneggiato dovrà provare da un lato il difetto di funzionamento dell’airbag e dall’altro che il citato difetto – e non altri fattori come ad esempio l’eccesso di velocità dell’automobilista – sia stato la causa dei danni lamentati.

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In collaborazione con:

Studio Legale Spagnuoli
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Si avverte che i contenuti hanno carattere meramente informativo e non possono sostituirsi ad una consulenza da parte di un professionista qualificato sul caso specifico. In nessun caso la compagnia può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne possa essere fatto.

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