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12/04/2019

Almeno una volta ciascuno di voi si sarà trovato a propendere o meno per l’acquisto un determinato bene o servizio basandosi sulle recensioni positive o negative degli utenti che hanno, almeno in teoria, avuto la possibilità di fare esperienza diretta con una certa azienda.
Nel mondo di oggi, dove e-commerce, marketing digitale e portali che utilizzano il web come mezzo per vendere e acquistare costituiscono la quotidianità, le recensioni sono diventate lo strumento principale per valutare – ancora prima di averli provati – i prodotti e i servizi offerti dalle varie aziende.

Purtroppo però non è tutto oro quello che luccica: data infatti la grande platea di persone che ha accesso ad internet, è sempre più facile imbattersi in recensioni fasulle (sia in senso negativo che positivo) che come tali condizionano in modo errato il giudizio dei consumatori.

Fino a qualche mese fa sembrava che tutti fossero al corrente di questa “pratica” ma che nessun provvedimento concreto fosse mai stato preso per arginare il fenomeno.

 

Fino a qualche mese fa sembrava che tutti fossero al corrente di questa “pratica” ma che nessun provvedimento concreto fosse mai stato preso per arginare il fenomeno.

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La sentenza del Tribunale di Lecce

Con una sentenza del 12 settembre 2018, il Tribunale Penale di Lecce ha preso una forte posizione a riguardo, imponendo una multa di € 8.000,00 e 9 mesi di carcere – senza sospensione condizionale della pena – al proprietario di un noto sito che vendeva pacchetti di recensioni finte ad aziende.
La vicenda era iniziata nel 2015 quando un famoso portale di recensioni aveva identificato un’azienda che, operando illegalmente, si offriva – previo pagamento – di scrivere recensioni false per alberghi, con l’intento di migliorare il loro profilo sul portale e consentire così un “ritorno” economico non indifferente.

Il portale in questione, nel tempo, ha rimosso e bloccato oltre 1.000 tentativi di invio di recensioni ad opera di questa azienda, relative a centinaia di strutture.

 

Prima del caso di cui si è occupato il Tribunale Penale di Lecce, scrivere recensioni false rappresentava già una violazione della legge ma solo con la pronuncia di settembre il truffatore è stato condannato alla reclusione.
Per la prima volta quindi, nello scrivere recensioni false sotto falso nome, la giurisprudenza ha ravvisato il reato di sostituzione di persona previsto e punito dall’art. 494 del codice penale.

Il reato di sostituzione di persona

Secondo l’articolo 494 del codice penale, è punibile con la reclusione sino ad un anno chiunque - al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di arrecare ad altri un danno - induce taluno in errore, sostituendo la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome o stato.
Questa ipotesi illecita è stata introdotta a tutela della pubblica fede contro tutti quei comportamenti legati all'identità personale e caratterizzati dall'inganno ai danni di un numero indeterminato di individui che, nell'ambito dei rapporti sociali, devono dare fiducia a determinate attestazioni.

Come infatti ha avuto modo di precisare la Corte di Cassazione con la sentenza n. 46674 del 2007, gli inganni causati da chi si “macchia” di tale illecito sono tali da superare la ristretta cerchia di un determinato destinatario e non insidiano quindi soltanto la fede privata bensì anche la fede pubblica.
Per la configurazione della fattispecie criminosa di cui all’art. 494 del codice penale è richiesto il dolo specifico, e quindi la volontà del soggetto di indurre qualcuno in errore, il cui comportamento deve essere tale da procurare a sé o ad altri un vantaggio (patrimoniale e non).

Una legge utile ma che non risolve il problema

Non ci si può illudere che il problema possa dirsi risolto, anche dopo la sentenza del settembre 2018, perché è impensabile – data la vastità del mondo digitale – doversi rimettere per ogni singolo caso al lavoro della magistratura o alla buona volontà dei singoli.

Per cercare di arginare con forza il fenomeno è necessario che siano in primis i portali, che “vivono” di recensioni, ad inibire il rilascio di recensioni anonime o l’utilizzo di nickname di comodo.

Ciascuno di noi deve essere quindi libero di esprimere la propria opinione, ma l’azienda che viene recensita – come anche le persone che leggono la recensione – devono avere il diritto di conoscere la reale identità dell’autore e di sapere se questo sta raccontando esperienze autentiche o meno.

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