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12/12/2023

La prossima entrata in vigore dell'obbligo di whistleblowing, una novità che sarà attiva a partire dal 17 dicembre, rappresenta un punto di svolta per molti lavoratori in aziende con oltre 50 dipendenti.

Ma di che cosa si tratta esattamente? In italiano, whistleblowing significa soffiata o segnalazione, indicando l'atto di denunciare situazioni irregolari o illeciti che si verificano all'interno dell'ambiente lavorativo e si concretizza nell’obbligo imposto alle aziende di mettere a disposizione canali a tutela dei lavoratori che denunciano atti illeciti sul luogo di lavoro.

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Il Concetto di Whistleblowing: una Protezione per i Lavoratori

Il whistleblowing consente di segnalare, in forma riservata e/o anonima, situazioni irregolari o illecite verificatesi nell'ambito lavorativo, sia nel settore pubblico che in quello privato.

Secondo il decreto 24/2023, le aziende con una media di almeno 50 dipendenti nell'ultimo anno e quelle che operano in settori considerati a rischio, come i servizi finanziari, i trasporti, l’ambiente e così via, devono dotarsi di specifici canali di segnalazione per favorire questa pratica.

Per i datori di lavoro pubblici, come le amministrazioni statali, le autorità indipendenti, gli enti pubblici economici, gli organismi di diritto pubblico, l’obbligo era già scattato dal 15 luglio 2023, così come per i datori di lavoro privati che impiegano una media di almeno 250 dipendenti.

 

Tipologie di segnalazioni

Le segnalazioni possono riguardare varie tipologie di illeciti, come casi di corruzione, frode, abuso di potere, discriminazione, violazione della privacy, inquinamento ambientale, pericolo per la salute o la sicurezza dei lavoratori o dei consumatori.

È essenziale che le segnalazioni siano basate su fatti concreti e non su mere opinioni o sospetti.

Come fare le segnalazioni

 

Le segnalazioni possono avvenire attraverso canali interni, predisposti dal datore di lavoro, che deve garantire la riservatezza dell’identità e dei dati personali del segnalante e la sicurezza della piattaforma di segnalazione.

In alternativa, esistono canali esterni forniti da autorità come l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), l’autorità giudiziaria ordinaria o contabile, o organi di vigilanza settoriali.

In alcuni casi, è possibile ricorrere alla divulgazione pubblica, tramite mezzi di comunicazione, organizzazioni sindacali, associazioni o enti di tutela.

 

Protezioni e tutele per i segnalanti

Il whistleblowing è un atto di responsabilità civica e di tutela dell’interesse collettivo, ma costituisce anche un diritto e un dovere del lavoratore.

Il segnalante è protetto da ritorsioni o discriminazioni da parte del datore di lavoro o dei colleghi, che possono configurare il reato di rivelazione del segreto d’ufficio o di violazione della privacy.
Ha diritto a un’assistenza legale e psicologica, a un’indennità di risarcimento del danno e a una tutela sindacale.

Al contrario, chi non segnala irregolarità o lo fa in modo falso, può essere soggetto a sanzioni disciplinari, amministrative o penali.

 

Sanzioni e comportamenti vietati

Chi ostacola o impedisce le segnalazioni, o esercita ritorsioni o discriminazioni nei confronti dei whistleblowers, può essere punito con sanzioni pecuniarie o detentive.

Il decreto specifica i comportamenti vietati verso chi segnala irregolarità, stabilendo sanzioni che vanno da 10.000 a 50.000 euro per i casi di licenziamento, sospensione, mancata promozione o retrocessione di grado, cambiamento di mansione, trasferimento, modifiche dell’orario di lavoro, o altre forme di trattamento sfavorevole.

I contenuti di cui sopra hanno carattere meramente informativo e non possono sostituirsi ad una consulenza da parte di un professionista qualificato sul caso specifico. In nessun caso la compagnia può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne può essere fatto.

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