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04/11/2021

 

Circa 1,5 milioni di lavoratori sono tornati in ufficio dopo la lunga fase del lavoro solo da casa.
Quali questioni possono insorgere, da qui in avanti, tra dipendente ed impresa?
E quale modello di lavoro da remoto si sta affermando nelle grandi aziende?


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Smart working nel privato: cosa accadrà dopo la fine dell’emergenza?

Fino al 31.12.2021 - data ultima dello stato di emergenza - i datori di lavoro privati possono attivare il lavoro agile in modo unilaterale e con una procedura semplificata (quindi senza l'accordo individuale previsto dalla Legge 81/2017).

Per gennaio 2022 si aprono due possibili scenari:

1) Proroga dello stato di emergenza (si sta parlando di un prolungamento fino a marzo oppure fino all’estate del 2022): il legislatore potrebbe prorogare, per il settore privato, l'uso del regime semplificato per accedere al lavoro agile.

2) Nessuna proroga dello stato di emergenza: per continuare a lavorare in smart working andrà negoziato, con il datore di lavoro, un accordo individuale.

 
 
Smart working e green pass

Innanzitutto chi lavora in smart working deve presentare il green pass se accede fisicamente al luogo di lavoro.

La verifica del green pass di chi sta lavorando da remoto non solo non è richiesta, ma se attuata comporterebbe una possibile violazione della privacy (per verificare il green pass vanno usati solo i mezzi indicati dalla normativa come per esempio l’app VerificaC19, che non conserva alcuno dei dati oggetto di verifica).

Per quanto concerne la Pubblica Amministrazione è stato specificato chiaramente che non si può ricorrere allo smart working per eludere l’obbligo di possesso del Green Pass.

Infatti nel DPCM del 14.10.2021 (che concerne il settore pubblico) si afferma espressamente che:
- il possesso della certificazione verde e la sua esibizione sono condizioni che devono essere soddisfatte al momento dell'accesso al luogo di lavoro;
- il lavoratore che dichiara il possesso della predetta certificazione, ma non è in grado di esibirla, deve essere considerato assente ingiustificato e non può in alcun modo essere adibito alla modalità di lavoro agile.

 
 
Modello ibrido

Il periodo emergenziale del 2020 ha accelerato il cambiamento di approccio al lavoro a distanza.
Ora si sta affermando un modello "ibrido" in cui in cui si alterna il lavoro in ufficio e quello da remoto (2/3 gg per settimana).
Le parole chiave, nell' organizzazione del lavoro da parte delle aziende, sono in questo momento equilibrio e flessibilità.

 
 
Aspetti positivi del lavoro da remoto

Sono state “sollecitate” le competenze individuali e di team: per continuare a garantire il servizio in modo regolare si è dovuto imparare a comunicare e collaborare con nuove modalità; ripensare alcuni processi ed alcune attività lavorative.
Anche esprimere una leadership empatica rispetto al contesto è stato, per alcune aziende, un vero e proprio punto di forza.

 
 
Aspetti non positivi del lavoro da remoto

La dimensione sociale del lavoro è a volte mancata durante la pandemia.
In alcuni casi si è addirittura affievolito lo spirito di appartenenza alla propria comunità lavorativa.
La comunicazione on line ci ha sicuramente aiutato ad andare avanti ma potrebbe avere avuto un impatto negativo sulla creatività che, in alcuni contesti lavorativi, si attiva più facilmente quando le persone sono nella stessa stanza.

I contenuti di cui sopra hanno carattere meramente informativo e non possono sostituirsi ad una consulenza da parte di un professionista qualificato sul caso specifico. In nessun caso la compagnia può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne può essere fatto.

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